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    Governo Prodi – Alitalia: due Aziende molto S.R.L.

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    Governo Prodi – Alitalia: due Aziende molto S.R.L.

    Sulle incapacità strutturali, programmatiche ed esecutive del governo Prodi abbiamo già visto molto e non basterebbe un libro a raccoglierle tutte (ci limitiamo a dire che sono molto eufemisticamente chiamate “emergenze”: come l’ultima “pecorariana” dei rifiuti…). Ci sono poi come sempre le interne divergenze della galassia sinistroide: soprattutto tra i “piddiini”, i “piddiellini” e gli “arcobalenisti” di tutte le salse.

    Nel caso Tav, ad es., c’erano molte divisioni e una maggioranza predominante (“ad orologeria”, come sempre!): prima prevalevano i No, poi i Si, infine di nuovo i No ed è andato tutto a monte. Chi paga è sempre il contribuente: in termini fiscali, sanitari ed ecologici (anche l’impatto ambientale dei territori) e in termini “Sfollagente”, con l’ennesimo spreco di danaro pubblico all’italiana e l’ennesimo cantiere faraonico “di S. Pietro” (uno è l’aragosta di Calatrava a Venezia, un altro il metallico verme solitario di Firenze, un altro ancora sarà probabilmente il ponte sullo Stretto…) lasciato in sospeso ai posteri, come monumento al debito pubblico e simili… Unico denominatore di tutta l’operazione ennesimo spreco & co.(ntanti), oltre al dilapidamento dell’erario è lo scempio sistematico, legalizzato e antipopolare delle nostre città e del nostro patrimonio ambientale.

    Più che mai negli ultimi anni, l’eredità alle future generazioni da parte dei governi “piddiini” e “piddiellini” di turno (dell’unico partito amerikano pluto-liberal-polulivista) è fatta solo di debiti e non certo di crediti. Debiti tra l’altro indebiti: cioè non dovuti (e non meritati) dai cittadini, come la legge Biagi (e le sue edulcorazioni) e la precarietà diffusa; lo smantellamento al 99,9% dello Stato sociale pre-restistenziale; l’affossamento dello Stato di Diritto e della nostra Romana Civiltà Giuridica; gli sprechi pubblici diffusi; la mancanza di un sostegno statale o comunque nazionale alle imprese strategiche del paese; i rincari speculativi; l’emblematica svendita Sip-Telecom- Telecom & compagnie truffaldin-telefoniche ecc…(l’elenco sarebbe interminabile). L’ultimo “regalino” del turbo-liberismo rosseggiante nostrano è il piano di alienazione di Alitalia, promosso soprattutto sotto gli auspici (nefasti) dell’infaticabile-infallibile Ninì Di Pietro: ministro per le Infrastrutture (ri-candidato anch’egli nel Pd orologeristicamente a guardasigilli). Esso consta di due piani:

    -A): svendere alla buona l’indotto Alitalia-Malpensa e pertinenze ad Air France-KLM (forse anche come regalo di nozze con ritardo a Sarkò e a Sorkà);

    -B): lasciare la Compagnia (uscente) di bandiera nell’arena dei potenziali compratori o lasciarla alla deriva senza alcun “piano di salvataggio” nazionale ed alternativo alle suddette ipotesi.

    E poiché la trattativa dei francesi sembra sfumare (anche se per ora a intermittenza, forse perché essi vogliono “prendersi il miele e lasciare vuoto il barattolo”, ossia solo ciò che reputano vantaggioso: con gli incalcolabili licenziamenti di massa), si sta tentando di studiare il piano B (non meno liberista della prima, con tanto di pilatiano “me ne lavo le mani” dell’ex-P.m. (autocensura preventiva) di Manipulite. E i tristi effetti anche in questo caso non mancheranno (tempi duri quindi, in Colonia-Italia S.R.L., con una dura legge che legge non è!).

    Di Pietro ha dichiarato di non partecipare come ministro e rappresentante del governo alle trattative di Alitalia con Air France-KLM e alle trattative in genere dell’azienda, dicendo che non è affare del governo trattare siffatti argomenti che devono riguardare solo i privati: una decisione (o diktat) neoliberista. Il tutto con una granitica espressione in bronzeo volto,“dipietrica” appunto, con imperturbabile strafottenza per le sorti di migliaia di famiglie. Questa risposta tradisce anche un’altra cosa: l’incompetenza del ministro nelle questioni relative ai trasporti (egli stesso rimase pubblicamente sorpreso dall’annuncio di siffatta nomina, appena insediato il prof. Prodi, aspettandosi invece la ri-nomina a guard(i)asigilli). Questo si è ben visto con l’aver lasciato Alitalia quotata in borsa (quando non c’era obbligo) durante le trattative: le azioni hanno perso circa il 90 % del loro valore, dopo tante “montagne russe” tra rialzi e ribassi a picco (circa un anno fa, un’azione Alitalia costava 91 c di €, ora è sui 21 c!).

    Secondo il piano A, se potesse riavere corso ed esito, gli effetti per i lavoratori (tra l’altro di recente degennariana manganellazione!) sarebbero devastanti: con la logica delle multinazionali (che non rispondono affatto ai paesi che le ospitano) Air France-KLM avrebbe in primis varato una massiccia serie di tagli ai servizi e licenziamenti, per riammortizzare i deficit passati alla mal gestita azienda, senza spendere alcunché. La compagnia stessa (come hanno fatto intendere le intenzioni e le condizioni proposte dai francesi) diverrebbe un’appendice di quella acquirente.

    Nell’ambito dei certi licenziamenti (che probabilmente per il punto in cui versa Alitalia avverranno in ogni caso!), in tale ipotesi, i lavoratori italiani “in mobilità” o “mobilitati” dove e verso chi dovrebbero protestare? In Italia nessuno li ascolterebbe: oramai nell’impresa svenduta se è rimasto solo il nome, di italiano non è rimasto null’altro; il governo ha fatto come Pilato…e i sindacati che non sono stati convocati nei CDA, in violazione aperta dei diritti dei lavoratori, sono impotenti e politicamente “castrati” dal partito amerikano e quindi tagliati fuori (e ance accusati di sabotaggio!). E allora? I lavoratori dovrebbero andare a protestare a Parigi, ma lì a Air France-KLM non frega nulla di loro (né tanto meno al liberista Sarkozy!) e i sindacati francesi di categoria oltre a non aver voce capitolo (perché l’accordo-truffa è stato stipulato, sulla carta, con quelli italiani, pur di fatto assenti dalle trattative) come i nostri, potrebbero esser già stati in precedenza impegnati a sottoscrivere un patto con Air France & co. ove non si parla affatto di Lavoratori italiani. E questi dovrebbero così andare “in trasferta” a Parigi per cercare di difendere il proprio diritto al lavoro, come extrema ratio, non escludendo che i sindacati francesi potrebbero, perché no, semplicemente fregarsene anch’essi dei nostri connazionali, come ad es. avvenne a Marcinelle!!!).

    Secondo il piano B il suddetto scenario potrebbe verificarsi nei confronti di altre compagnie eventuali (anche se improbabile), pur non cambiando gli “effetti collaterali”. Cosa più probabile invece è la seconda ipotesi di questo piano: il lento declino di Alitalia, che, sebbene senza svendite è anche priva di un qualsiasi piano di salvataggio nazionale alternativo.

    Ma si sa i campioni del liberismo e del “libero licenziamento (e fallimento) in (pseudo-)libero Stato” non sono per difetto congenito capaci di concepire un serio piano di salvataggio alternativo da realizzarsi senza stranieri ed in un modello di economia mista.

    Dopo aver lasciato un’azienda strategica come Alitalia in cattive arie: in mano a ruberie, speculazioni borsistiche, sciacallaggi sperperi di ogni tipo, i vari governi resistentini, le tanto blasonate G d F(urf… censura), le quali sanno solo multare un minuscolo esercente per aver dimenticato di fare lo scontrino!), i sindacati spesso castrati o gambizzati dai diktat sovranazionali, oltre agli ammini(disas)stratori delegati e de facto dell’azienda, e altre oscure lobbies (affiliate o speculari alla Goldman Sachs), hanno solo aggravato le condizioni dell’azienda fino all’imminente imbardata che investirà a breve i lavoratori, dopo questa temporanea fase di stallo. Proprio per colpa del liberismo non si può studiare e varare un piano coscienzioso e fattibile di salvataggio. Un piano esclusivamente nazionale che potesse coinvolgere, in una S.P.A. o qualcosa di simile, tutte quelle maggiori aziende del paese che vivono in buona salute e che tutte insieme potrebbero anche avere non pochi benefici, sottoscrivendo questa società. Una società per azioni ove lo Stato potrebbe (e dovrebbe) figurare, come azionista di maggioranza e “supervisore” (acquistando azioni Alitalia a condizione che l’azienda investa sempre e solo in essa e non in progetti off-shore e ottenga determinati periodici progressi di volta in volta, come nei piani quinquennali, anche al fine del mantenimento o del reintegro dei posti di lavoro).

    Quindi uno Stato socio con parità di diritti e di doveri in seno al CDA, in sostanza. Si potrebbe anche estendere direttamente l’S.P.A. al contributo, sebbene minore, di qualsiasi risparmiatore (interessato ad investire in attività nazionali con ritorno nazionale), allestendo un servizio di piccolo azionariato sociale sostenibile e sicuro: con tassi fissi ed accettabili dalle parti contraenti. Qualora vi sia una violazione di uno dei soci contraenti, i relativi rappresentanti dei risparmiatori-azionisti al CDA, se raggiunta sufficiente consistenza numerica, anche senza avere la maggioranza, potrebbero esercitare diritto di veto o citare in giudizio l’eventuale violatore dell’accordo sottoscritto, anche utilizzando, se possibile, la class action.

    Purtroppo, invece che studiare siffatte proposte, gli eroi cerchiobottai veteromarxisti e i neoliberal-imboniti avallano (cfr. 18 marzo 08) il profano manganello delle prezz…te (censura) guardie, contro i Lavoratori dell’Alitalia in sciopero: con l’accusa di voler denunziare l’inanità e le incapacità plurime delle cosche-lobbies politi-cantanti… (solo per l’expo di Milano) sotto elezioni!

    E così i po(co)-litiganti (veri polit-idioti!) danno a voi Italiani e al mondo l’ennesima immagine di un governo lazzarone e fannullone che considera la propria, non rispettata, Terra, come una mera e personale riserva di caccia (di voti, di laute prebende, di barbe finte, di inciuci, di tangenti, di risorse economiche, di affari e malaffare…).

    Per concludere, se Roma avesse avuto Ninì Di Pietro al posto di Appio Claudio Cieco (II sec. a.C.), probabilmente invece di far costruire la Via Appia, avrebbe detto ai romani: << Lazzaro, alzati e cammina!>>. De Gaulle riuscì sin dal ’45 a rimettere in piedi un’intera nazione (soprattutto dopo i bombardamenti alleati, in realtà, e senza alcun soldo dei liberatori), mentre l’Italia non è in grado di salvare la sua unica compagnia di bandiera, a causa del partito amerikano. Domanda finale: che cacchio hanno fatto tutti i partiti parlamentari per l’Alitalia in tutti questi anni? Italiani, volete ancora votare chi vi dice dammi i soldi, poi vedi cammello?

    Confidando che la presente sia malevolmente accolta presso il baciapilato del citato partito jenkofilo, ci stringiamo attorno ai Lavoratori dell’Alitalia.

     

    Fronte Nazionale Abruzzo


    2525 numero letture


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